
da "Il Giornale di Vicenza" del 29 marzo 2017, di Roberto Luciani
Un personaggio, Caretta, che fino agli inizi di dicembre si muoveva regolarmente in bicicletta e andava con il trattore sui campi quando si trattava di ararli per la semina di mais, frumento e sorgo.
«La bici la riprenderò con la bella stagione, ma ormai la terra abbiamo deciso di ab- bandonarla. E sa perché? Perché per passione io lavoro anche per niente, ma dover pagare per lavorare mi sembra assurdo. E ormai l’agricoltura è questo». Con il dialetto come unica lingua conosciuta e parlata, Francesco ricorda i 4 campi di vigneto che aveva davanti casa, anche questi spariti con il tempo.
«Uno mi disse: bisogna puntare sulla qualità. Gli ho risposto: cosa dici? La gente sente una parola e la ripete a pappagallo». Intransigente svela che il suo elisir della lunga vita è l’ordine. Il metodo. Sveglia alle 4 e mezza, un’ora di massaggi con la sua spazzola e, con le mani, ai piedi per riattivare la circolazione del sangue. Poi il distributore, «con relative ciàcole», dei fi- gli Aldo e Franco, al Barcon, tra Sarcedo e Thiene. Quindi, un salto nella «casa vecia» dove è nato («Quella costruita prima di Cristoforo Colombo», ride la nuora) e a pranzo solo quello che si prepara lui. Una vita semplice, senza medicinali. Preciso anche quan- do va in chiesa: «Gò sempre el me posto e se el prete non me vede se preocupa. Un giorno me ga dito che prima o poi se passa a miglior vita. Ghe gò risposto che una vita migliore de questa non la conosso, per cui non gò pressa». Arguto ma non forzatamente spiritoso, racconta un altro segreto: la verità. Lui l’ha sempre detta. Partiti da Catanzaro l’8 settembre del 1943 - dovevano andare in Africa, ma a Lecce furono raggiunti dalla notizia della rotta di El Alamein - e dismessa la divisa di artigliere d’armata per indossare gli abiti civili, si è sempre qualificato per quello che era, fossero canadesi, tedeschi o inglesi. Riuscendo a ottenere per questo qualcosa da mangiare e buoni consigli, come quando un ufficiale del Reich li accompagnò ad un bivio invitandoli «a prendere la strada di sinistra perché l’altra era minata». A S.Benedetto del Tronto viaggiarono in treno fino a Bologna e di qui, evitato un bombardamento, arrivarono a Padova. Poi Vicenza e Thiene. Fu fortunato: un fratello venne catturato dai tedeschi a Trieste. Sottolinea che l’unica cosa imparata sotto le armi è stata l’arte di arrangiarsi. Durante la guerra, per un periodo, raccoglieva con il camion le vittime delle bombe. Per i figli è un grande uomo: «Nostro padre? Non si lamenta mai», raccontano. Ecco un altro suo segreto di lunga vita.