Siberia e steppe. Un giro in bici di 16 mila km

SCHIO. Con la sua scampagnata in bicicletta ha già percorso 8 mila chilometri, tra la Siberia l’Uzbekistan. E ora, visto che ha ormai superato la metà della strada che lo separava da casa, ha deciso di ritornare a Schio pedalando.

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da "Il Giornale di Vicenza" di domenica 27 agosto 2017, di Elia Cucovaz

 
LA PARTENZA. Il viaggio di Dino Lanzaretti, 38 anni, era cominciato lo scorso febbraio per compiere un’impresa mai tentata: attraversare in pieno inverno il Polo del Freddo, il luogo più gelido del pianeta. Solo lui, la bici e una tenda (oltre a circa 85 kg di attrezzatura e viveri per sopravvivere a temperature che la notte scendono oltre i -60 gradi centigradi). Poi, invece di fermarsi, le gambe hanno continuato a spingere e le ruote a girare.
 
IL RACCONTO. «L’esperienza che ho vissuto in Siberia è stata talmente forte che sono andato avanti quasi per forza d’inerzia» racconta Lanzaretti, che ha già affrontato più di qualche viaggio in bicicletta in Europa e Sudamerica e che ora si trova dalle parti della capitale kirgiza Dushambè, in attesa dei visti per proseguire. «Nella prima parte del viaggio ci sono stati momenti in cui me la sono vista brutta. Ho rischiato anche il congelamento. Il resto del viaggio è stata quasi una vacanza».Superato il lago Bajkal è entrato nelle steppe della Mongolia. «Un luogo mozzafiato non solo per i panorami, ma anche per la libertà che quella sconfinata landa solitaria trasmette». Per proseguire avrebbe dovuto entrare in Cina o in Russia, ma nessuno dei due Stati gli avrebbe concesso il visto d’ingresso se non dopo lunghe attese. Così ha preso un aereo fino a Biskek in Kirghizistan e da lì ha imboccato la cosiddetta “Pamir Higway”, una strada che si snoda sull’omonimo altipiano tra i 3 e i 4 mila metri d’altitudine. «Una delle strade più dure, ma anche più belle al mondo».
 
LA LEGGENDA. Quindi costeggiando il turbolento confine con l’Afghanistan, è arrivato fino a Dushambè, dove si è riposato prima di entrare in Uzbekistan, passando per la leggendaria Samarcanda. «Tutto finora è stato così emozionante che non avrei potuto semplicemente salire su un aereo e tornare a casa» spiega Lanzaretti. «La parte più difficile nella decisione di tornare a casa in bicicletta (cosa che, secondo i suoi progetti, dovrebbe avvenire non prima di dicembre) non è stata tanto quella di trovare i ricambi necessari, ma comunicarlo ai miei famigliari».
 
NUOVA TAPPA. Ora però tutto è deciso. «Ora sto andando verso il Kazakistan. Mi aspettano 1200 chilometri di deserto, dopo i quali potrò dire di aver pedalato da - 60 ai + 60 gradi. Quindi attraverserò in traghetto il Mar Caspio e sbarcherò in Azerbaigian. Di lì passerò in Georgia e poi in Turchia. A quel punto mi basterà scollinare i Balcani tra Bulgaria e Grecia. Sulla costa mi imbarcherò fino a Bari e risalirò l’Italia fino a Schio». A sentire lui sembra che ci voglia più tempo a dirlo che a farlo. E forse per lui è proprio così.
 
IL RITORNO. «A parte in Siberia, per il freddo, non mi sono mai sentito davvero in pericolo. E un po’ in inglese, un po’ a gesti, sono sempre riuscito a farmi capire ovunque. Certo, bisogna sapere valutare le situazioni: questi posti sono sicuri, ma solo se sai come evitare situazioni potenzialmente pericolose. Sia in mezzo alla natura che nelle città». Ma il rientro a casa per Lanzaretti rappresenta anche la conclusione simbolica di un’altra avventura in bicicletta che aveva dovuto interrompere anni fa proprio in quelle zone, a causa della guerra. «Percorrerò quell’itinerario al contrario. Sarà come chiudere un cerchio». Una scampagnata da 16 mila chilometri.

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