Svolta a due ruote In arrivo 400 bici da “condividere”

Si trovano con un’app e si lasciano in qualsiasi punto. Finanziate con 600 mila euro dal bando periferie. Dalla Pozza: «Consentiranno grande flessibilità». Immaginate di disporre di una bicicletta a vostro piacimento per muovervi rapidamente da un punto all’altro della città, prendendola - poniamo - a porta Castello e lasciandola nei pressi dell’ospedale, dell’università, del supermercato, alla fermata del bus o in altri luoghi.

6 08 2017rs

da "Il Giornale di Vicenza" di domenica 6 agosto 2017, di Laura Pilastro

Insomma, là dove un’altra persona, dopo di voi, la riutilizzerà. Fantasticherie? Nient’affatto, dal momento che il servizio di bike sharing scalda i motori, anzi, i pedali e dalla prossima primavera porterà a Vicenza 400 biciclette elettriche. Una flotta che contribuirà a cambiare il modo di vivere la mobilità sostenibile, all’insegna della condivisione. Il progetto, da 600 mila euro, è finanziato dal bando periferie e nei giorni scorsi ha fatto il suo primissimo passo verso la realtà, con la giunta che ha approvato le linee guida necessarie a dare forma al servizio.

IL SERVIZIO. Per la città si tratta di una novità. Il bike sharing, infatti non è assimilabile al classico noleggio bici, «ha potenzialità più elevate e consente una maggiore flessibilità», mette in chiaro l’assessore alla progettazione Antonio Dalla Pozza che nei giorni scorsi ha portato all’attenzione della giunta l’approvazione del «documento di inquadramento relativo alla “Progettazione e attivazione di un servizio di bike sharing per la città di Vicenza”», che in sostanza è un’indagine firmata dalla società Polinomia srl, che mette nero su bianco costi, benefici, aspetti tecnici e organizzativi necessari ad affrontare la fase della progettazione. Che non tarderà, assicura Dalla Pozza: la tabella di marcia, infatti, prevede che per la primavera del 2018 il servizio entri a regime, con ima dotazione iniziale di 400 biciclette elettriche.

Ma se per la città è una prima assoluta, il progetto, per la verità, si trova nei cassetti di palazzo Tris- sino già dal 2010. Non ammessa in un primo momento a un finanziamento del ministero dell’Ambiente, l’idea è stata rimessa in gioco quando si è fatta avanti l’opportunità del bando periferie. E ora può finalmente prendere il volo, grazie all’iniezione in cinque anni di 600 mila euro da parte del Governo, per un servizio che costerà dai 400 ai 700 mila euro l’anno. Così suddivisi: «Bando periferie a parte - dichiara Dalla Pozza -, 250 mila euro saranno ricavati dagli introiti tariffari e una parte residuale sarà legata alla vendita di servizi e di spazi pubblicitari». Un sistema di cui tedeschi e svizzeri sono campioni indiscussi e che si sta diffondendo a macchia d’olio in Europa, ma anche in Italia, in città come Bologna, Milano e Udine.

APPE GPS. Il sistema che si affermerà a Vicenza sarà «ibrido, a metà tra quello a “flusso libero” e quello più tradizionale». A differenza del classico bike sharing con stazioni di prelievo e restituzione delle bici, il sistema del flusso libero permette di lasciare la bicicletta ovunque si voglia in città. La tecnologia prevede la presenza di sensori gps sulla bici che consentono di trovare la due ruote più vicina. In questo caso, appunto, il servizio avrà sì a disposizione alcune stazioni di presa e consegna appositamente dedicate, ma per permettere la massima flessibilità «sarà possibile lasciare la bici anche in altri luoghi. Attraverso un’app l’utente potrà individuare il mezzo più vicino. Il metodo è importato dalla Cina».

Il bike sharing, prosegue Dalla Pozza, «sta mettendo a segno numeri importanti in tante città. In Italia e nel mondo la letteratura sul tema è piuttosto vasta. Si tratta di un servizio che, si è visto, per lo più viene utilizzato da anziani, pendolari e studenti universitari». Un’opportunità che oltre a disincentivare l’uso dell’auto a favore delle due ruote, tiene conto anche della vocazione turistica della città, da visitare magari in sella a una bici.

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